Piazza Navona e le sue fontane - di Claudia Viggiani
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Piazza Navona e le sue fontane

di Claudia Viggiani

Esco da Palazzo Braschi e mi affaccio su piazza Navona.
Scendo il gradino del portone e mi ritrovo nella piazza più bella del mondo.
Sospiro, quanti passi mi separeranno dalla Fontana dei Fiumi, posta al centro?
Inizio a camminare e conto, 1, 2, 3, 4 e poi mi fermo, attratta dalla prima fontana che vedo, quella detta del Moro; viro, la raggiungo velocemente continuando a contare: 28 passi e mi fermo quando me la ritrovo davanti.
Guardo con attenzione i singoli dettagli, non riesco a vederla nel suo insieme, sono troppo vicina. Per contare ho perso il senso della percezione dello spazio.
La fontana realizzata nel lato sud della piazza – intorno al 1575 – su progetto di Giacomo della Porta che ideò sia lo splendido bacino mistilineo, sia i quattro Tritoni e i quattro Mascheroni affiancati da due delfini, è tra le più fotografate di Roma.

Piazza Navona

Fontana del Moro, piazza Navona, Roma

Sarà per il corpo sinuoso ed attraente del Moro, che si erge possente al centro della vasca superiore. Colpisce soprattutto la parte posteriore del suo fisico nudo, avvitato, contratto, in equilibrio su di una valva di conchiglia mentre stringe con forza la coda di un pesce, trattenuto tra le gambe, per far uscire dalla sua bocca l’acqua che alimenta in parte la fontana. È lui che si impone con potenza brutale; il suo volto ferino è sollevato e ha lo sguardo rivolto verso una mèta lontana.
La scultura si trova qui dal 1655 per volontà di papa Innocenzo X Pamphilj che commissionò il progetto a Gian Lorenzo Bernini il quale a sua volta incaricò l’allievo Giovanni Antonio Mari di realizzarla.
Le otto sculture tardo cinquecentesche, furono scolpite per la fontana di piazza del Popolo, che non fu mai realizzata, e pertanto furono trasferite qui da papa Gregorio XIII. Nel 1874, a causa del loro deterioramento, furono sostituite da copie, eseguite da Luigi Amici e trasferite nel Semenzaio di San Sisto dove rimasero fino al 1909, anno in cui furono portate nel Giardino del Lago a Villa Borghese, per decorare la fontana che da allora fu chiamata la “Fontana dei Tritoni e dei Mascheroni” e della quale oggi non rimane quasi più niente. Nel 1988 le opere, ridotte ad uno stato pessimo di conservazione, furono trasferite nel Museo Pietro Canonica dove si trovano tuttora.
Mi avvicino ad uno dei Tritoni che soffiano dentro una buccina e poi mi muovo intorno per vedere i Mascheroni. Sono incuriosita di capire cosa portino sulle spalle. Mi sporgo per avvicinarmi e vedere meglio, scatto una foto e riconosco gli emblemi di Gregorio XIII, il papa che commissionò la fontana: il Drago e l’Aquila, simboli della casa Boncompagni sono presenti a coppie, uno alternato all’altro.
Mi dirigo verso il centro della piazza e riprendo a contare. Cerco di essere concentrata ma in realtà sono disorientata. Il capolavoro di Bernini con l’obelisco di granito che svetta sui quattro Fiumi e la scogliera in travertino, mi attrae e mi distrae continuamente. Mi fermo, torno indietro e conto di nuovo: sono 100 i passi tra le due fontane.
Per la mia altezza, 100 passi corrispondono più o meno a 70 metri. Per i Romani un passo, il “passo semplice”, in latino gradus, corrispondeva a 2,5 piedi, cioè a 74 centimetri circa.
Oltrepasso la Fontana dei Fiumi, c’è troppa gente e continuo a contare fino alla Fontana del Nettuno; altri 100 passi e sono arrivata.

Piazza Navona

Fontana dei Fiumi, dettaglio, e chiesa di Sant’Agnese in Agone, Piazza Navona, Roma

Meravigliosa la Fontana dei Fiumi, inventata dal genio di Gian Lorenzo Bernini e decorata con sculture raffiguranti il Danubio di Antonio Ercole Raggi ad indicare l’Europa, con il cavallo; il Gange di Claude Poussin riferibile all’Asia, con il remo e il dragone; il Nilo di Giacomo Antonio Fancelli relativo all’Africa, con il capo velato, con il leone e la palma e, infine, il celebre Rio della Plata, scolpito da Francesco Baratta, per rappresentare l’America, con il braccio sollevato, molto probabilmente, per ripararsi dai raggi del sole, qui simboleggiato dall’obelisco stesso.
Io credo che Bernini e Francesco Borromini il quale progettò i campanili della Chiesa di Sant’Agnese in Agone, non potessero facilmente competere tra di loro, diversi com’erano. La causa di un disaccordo tra essi va molto probabilmente ricercata altrove e raccontata con precisione e competenza. La vita degli artisti, stranieri soprattutto, a Roma, non è mai stata facile per nessuno.

piazza Navona

Fontana di Nettuno, piazza Navona, Roma

La Fontana del Nettuno, detta anche dei Calderari, posta all’estremità settentrionale della piazza, fu commissionata anch’essa da Gregorio XIII nel 1574.
Mi piace tantissimo, mi mette allegria. È piena di sculture, realizzate nel 1874-78 a seguito di un concorso pubblico indetto per decorarla, al fine di creare una sintonia stilistica con le altre due fontane presenti nella piazza. I temi raffigurati sono, al centro, Nettuno in lotta con la piovra di Antonio della Bitta e, sui lati, le Nereidi con putti e cavalli marini di Gregorio Zappalà.
Mi diverte vedere Nettuno raffigurato come un pescatore di polpi e le Nereidi spassarsela intorno a lui.
Giro e rigiro; guardo lo sfondo che fa da cornice alla fontana. Ci sono palazzi che seguono la pianta curva del sottostante Stadio di Domiziano, e vicoli che si aprono sul cielo di Roma.
Quanti secoli sono passati e quante opere sono state compiute in questo luogo.
Il tempo non è trascorso e non trascorre a Roma. Viviamo in un presente creato nel passato. Il tempo si percepisce solo come un intervallo, un passaggio scandito da spazi tra secondi infiniti. Secondi cadenzati dai passi che continuo a contare tornando al mio motorino, dopo aver compiuto il giro completo della piazza, sulla strada che ricalca l’area della pista dello stadio antico, poi trasformata in questa splendida ed unica area monumentale.

Foto Claudia Viggiani

© 2017, Claudia Viggiani. All rights reserved.