Castel Sant’Angelo e il bagno di papa Clemente VII
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clemente VII

Castel Sant’Angelo e il bagno di papa Clemente VII

di Claudia Viggiani

Avevo 25 anni quando ho iniziato a lavorare per la didattica del Museo Nazionale di Castel Sant’Angelo, sotto le ali protettrici di Bruno Contardi, storico dell’arte di prim’ordine, allievo di Giulio Carlo Argan.
Il sapere di questo raro e raffinato uomo di cultura, successivamente nominato soprintendente reggente ai Beni artistici e storici di Milano, e poi prematuramente scomparso, a soli 47 anni, nel 2000, mi è stato fortunatamente trasmesso da lui stesso, e mi ha cambiato per sempre.

Clemente VII

Appartamento di Clemente VII, XVI secolo, Castel Sant’Angelo, Roma

Essere guidata da Contardi nei meandri del castello e nella tomba dell’imperatore Adriano, al ritmo di parole espresse con cognizione e pazienza, ha tracciato la mia via, dando alla mia passione per la storia dell’arte un rapido impulso, che insieme ad altri insegnamenti di grandi maestri, avrebbe prodotto in me una forza e un amore per lo studio e la conoscenza, che non avrei mai più smarrito.
A lui devo la mia dedizione all’apprendimento e il mio desiderio di vedere e vivere, sempre, fino in fondo, ogni esperienza con la bellezza e l’arte.
Ogni volta che entro in Castel Sant’Angelo, lo vedo lì, ad aspettarmi, all’ingresso del Dromos del Mausoleo imperiale.
Da allora, le mie visite al monumento sono sempre piene di silenziose parole, pronunciate da Bruno Contardi e rimaste indelebili nella mia mente.
“Buongiorno, sono Claudia Viggiani”, “lo so, andiamo, abbiamo tanto da vedere oggi”.
Caro Bruno, oggi visito il Castello da sola con i miei appunti e, dopo moltissimi anni, avrò “tanto” da vedere insieme a te, come sempre quando vengo qui.
Sono seduta nel Cortile dell’Angelo a pensare e a immaginare la vita dei papi e delle loro corti in questa che è sempre stata l’unica fortezza inespugnata di Roma.
Apro il mio taccuino, cerco gli appunti del 1990: quante cose mi hai detto dottor Contardi. Quante cose sapevi.

Clemente VII

Stufetta di Clemente VII, XVI secolo, Castel Sant’Angelo, Roma

Papa Clemente VII poi, con la sua “sconfitta personale”, come tu definisti l’orrenda débâcle del 1527, lo conoscevi come un fraterno amico.
“Hai mai pensato a quante persone sono venute qui? A vivere dico?”
Silenzio. Non ti ho risposto. Non ti rispondevo mai, non sapevo nulla a tuo confronto ed avevo paura di perdere l’occasione di ascoltare ogni tua parola.
Entro negli appartamenti papali, faccio un giro e poi incontro Fernanda.
Lei è giovane e mi guarda, poi parliamo un po’. Lavora qui. Le piacerebbe aiutarmi ad entrare nel luogo che più di altri io amo nel castello pontificio: il cinquecentesco bagno di papa Clemente VII. Sarà perché tu lo amavi e me lo hai descritto nei minimi dettagli. La prima volta che sono entrata nella Stufetta eravamo in tre e tu hai aperto il cancello per farci ammirare da vicino ogni singolo dettaglio della decorazione.
Alzammo lo sguardo tutti insieme, nell’istante in cui tu sollevasti il tuo per guardare gli stucchi sulla volta.
In quel momento, e in quelli successivi, credo di averti ammirato.
Castel Sant’Angelo prima di divenire tale fu la tomba dell’imperatore Adriano.
Visitarlo è un dovere per chiunque giunga a Roma e per chi ha scelto di vivere in questa città.
Il viaggio al suo interno è qualcosa di indescrivibile soprattutto perché si cammina nel tempo per ore: dal II secolo ad oggi, senza smettere mai di stupirsi di così tante vicende che lo hanno segnato per sempre e che rimarranno ogni volta impresse nella nostra memoria.
Castel Sant’Angelo è per me il simbolo di Roma, il monumento chiave per comprendere la sopravvivenza della città nonostante i nemici e le devastazioni subite nei secoli.
Se i papi, che governarono Roma con la loro la corte e i potentati parassiti che li seguivano ovunque, riuscirono a salvarsi, è solo perché qualcuno decise di trasformare il mausoleo imperiale in fortezza, facilmente raggiungibile dal Vaticano attraverso un passaggio segreto, il Passetto di Borgo.
All’interno del monumento si trovano alcuni ambienti convertiti nel tempo in saloni, biblioteche, sale segrete, camere da letto e passaggi del sontuoso appartamento pontificio.
Tra i due cortili, quello di Alessandro VI e quello Leone X, si trova un muro che ingloba la sala da bagno, detta Stufetta, ristrutturata da papa Clemente VII Medici.
Bisogna salire una scaletta per raggiungerla perché la costruzione comprese necessariamente, oltre alla vera e propria sala da bagno, anche la sistemazione di un ambiente sottostante, destinato al riscaldamento dell’acqua e di una piccola camera al piano superiore, coperta da un soffitto ligneo, adibita a spogliatoio.

Clemente VII

Stufetta di Clemente VII, XVI secolo, Castel Sant’Angelo, Roma

Tra i pochi esempi di bagni rinascimentali giunti sino a noi, la Stufetta è interessante per comprendere la vita quotidiana dei ricchi e importanti pontefici che risiedettero nel castello. Tali bagni, infatti, erano detti Stufe perché ispirati concettualmente agli ambienti riscaldati – i calidaria – delle Terme romane, nelle quali si trascorreva molto tempo a fare bagni terapeutici di calore.
Iniziata forse già da papa Giulio II all’inizio del Cinquecento, la sala da bagno fu presumibilmente completata prima del 1535 e decorata da Giovanni da Udine, su un progetto elaborato forse da Giulio Romano.
Secondo Bruno Contardi la stanza fu affrescata negli anni 1525-27, prima della fuga da Roma di Giovanni da Udine, che rientrò nella città pontificia forse già negli anni 1530-32 proprio per restaurare ciò che le truppe imperiali avevano gravemente danneggiato, compresi i suoi dipinti.
La stufa era stata comunque completata nel 1536, anno in cui fu accuratamente descritta da Johann Fichard nelle sue Le observationes.
Il bagno di Castel Sant’Angelo è l’esempio più emblematico di terme domestiche rinascimentali romane, ideato in forme architettoniche intenzionalmente evocanti l’antico e con tecnologie per il riscaldamento dell’ambiente e per l’adozione dell’acqua derivante da testi antichi quali quelli di Vitruvio o Plinio, e decorato con affreschi a soggetto mitologico, con prevalenza di temi erotici e acquatici.

Sopra il portale marmoreo si legge l’iscrizione CLEME(N)S VII PM, mentre sulla cancellata è ben in vista lo stemma della famiglia Medici.
Sulle pareti e la volta sono presenti affreschi e stucchi che sviluppano il tema dell’amore – nelle quattro scene principali, con Vulcano, Marte e Venere, Venere e Amore, Ninfe e amorini, Diana e Amore – e il tema dell’acqua, con i sette troni vuoti, recanti le vesti e gli attributi delle maggiori divinità dell’Olimpo che si sono idealmente spogliate per andare a fare il bagno in compagnia del papa.
Sulla volta sono presenti anche tre stemmi medicei: quello centrale, sormontato dalle chiavi e dalla tiara, è di papa Clemente VII, mentre gli altri due, sormontati da uno scudo retto da un angelo, recante sul petto una croce, sono di Guido de Medici, prelato domestico di papa Clemente, che lo nominò castellano di Castel Sant’Angelo e ambasciatore presso Alessandro de’ Medici.
Pochi anni dopo la costruzione della Stufetta, durante lavori di costruzione dell’appartamento di Paolo III, lo spogliatoio fu collegato, tramite un’altra rampa di scale, alla sala detta di Perseo, la camera da letto del nuovo pontefice.

Clemente VII

Appartamento di Clemente VII, XVI secolo, Castel Sant’Angelo, Roma

Scendo le scale ed entro nelle sale dell’appartamento che fu di papa Clemente VII e mi fermo. Sto immaginando tutto.
Guardo le finestre che invitano a sedersi, ma non si può.
Allora mi appoggio allo stipite della porta e penso al tempo che è passato qui dentro.
Alle trasformazioni subite dal monumento nei millenni.
Caro Bruno Contardi, se tu oggi volessi visitare la Stufetta, alla quale hai dedicato tanto studio e un libro, raro e inestimabile, che io conservo con cura, per tutto ciò che hai elaborato e per la tua gentile dedica, dovresti fare una richiesta scritta e seguire, molto probabilmente, ironia della sorte, una visita guidata.
Io invece vado via, ma prima ringrazio Fernanda che avrebbe voluto farmi vedere il bagnetto, anche senza prenotazione e visita guidata. Ma non ha potuto fare niente per me.
A lei dedico le tue parole, nella speranza che ciò che di più prezioso tu hai seminato sia raccolto da tutti: la disponibilità, l’accoglienza e il sapere, che nulla hanno a che vedere con lo studio e il viaggiare ma solo con la generosità e l’amore.
Ciao caro Bruno.

Bibliografia
Quando gli dei si spogliano: il bagno di Clemente VII a Castel Sant’Angelo e le altre stufe romane del primo Cinquecento, Roma 1984

© 2017, Claudia Viggiani. All rights reserved.